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BananaSlug di Steve Nelson è un altro esempio di Google-art che sfrutta creative combinazioni semantiche per interrogare il vastissimo database. Il concetto al centro dell'opera è la 'serendipitous surfing', ossia la navigazione guidata dalla 'serendipity', termine tradotto come 'il fare casualmente piacevoli e inattese scoperte'. Un concetto che ha guidato diverse ricerche artistiche legate all'informatica, sposandosi egregiamente con le sue caratteristiche di infinita programmazione e, a volte, d'imprevedibile generazione di risultati. Il software, che sfrutta le Goggle API, aggiunge termini casuali ('seeds', ossia semi) alla ricerca impostata, combinandoli in un percorso parallelo a quello intenzionale, ottenendo risultati parzialmente non voluti, che aprono, a volte, nuovi scenari rispetto a ciò che ci si aspettava di trovare. Sono presenti alcuni set predefiniti di termini ai quali attingere, ma il cuore di questo lavoro è il gioco semantico, dalle enormi potenzialità ricombinatorie negli ormai efficienti database di contenuti. L'utilizzo del motore di ricerca come tecnica artistica ha aggregato una piccola scena a sè stante che ha assunto come terreno di ricerca il primo standard largamente accettato di indicizzazione del web. Numerosi, infatti, sono stati nel tempo gli esempi di Google-art, fra cui: GooglePoweredGoggleBox, GoogleSynth, The Google Art creator, Google.art poetry, Googlewhacking., No Memory e Raygun.
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BananaSlug, serendipitous surfing.
BananaSlug di Steve Nelson è un altro esempio di Google-art che sfrutta creative combinazioni semantiche per interrogare il vastissimo database. Il concetto al centro dell'opera è la 'serendipitous surfing', ossia la navigazione guidata dalla 'serendipity', termine tradotto come 'il fare casualmente piacevoli e inattese scoperte'. Un concetto che ha guidato diverse ricerche artistiche legate all'informatica, sposandosi egregiamente con le sue caratteristiche di infinita programmazione e, a volte, d'imprevedibile generazione di risultati. Il software, che sfrutta le Goggle API, aggiunge termini casuali ('seeds', ossia semi) alla ricerca impostata, combinandoli in un percorso parallelo a quello intenzionale, ottenendo risultati parzialmente non voluti, che aprono, a volte, nuovi scenari rispetto a ciò che ci si aspettava di trovare. Sono presenti alcuni set predefiniti di termini ai quali attingere, ma il cuore di questo lavoro è il gioco semantico, dalle enormi potenzialità ricombinatorie negli ormai efficienti database di contenuti. L'utilizzo del motore di ricerca come tecnica artistica ha aggregato una piccola scena a sè stante che ha assunto come terreno di ricerca il primo standard largamente accettato di indicizzazione del web. Numerosi, infatti, sono stati nel tempo gli esempi di Google-art, fra cui: GooglePoweredGoggleBox, GoogleSynth, The Google Art creator, Google.art poetry, Googlewhacking., No Memory e Raygun.
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