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La costruzione dello spazio attuata dagli standard d'interfaccia è dato da una sequenza di strutture che si alternano nella visione dell'utente. Queste stesse strutture scompaiono quando non utilizzate per ricomparire alla bisogna, approvvigionando lo stesso utente dei tramiti concettuali indispensabili per orientare opportunamente il funzionamento della macchina. La memoria della stessa macchina è concepita come parzialmente temporanea, attiva in presenza di elettricità, e parzialmente a lungo termine o di massa, atta a ricordare dati e sequenze di avvenimenti funzionali. Ciò che viene disperso è la memoria delle scelte dell'utente, soprattutto da un punto di vista visivo, ossia i menu e i click che vengono copiosamente effettuati ogni giorno e che costituiscono gli snodi delle lunghe sessioni di lavoro. Se rivedere queste scelte in un video dà un effetto straniante, poterle osservare sovrapposte, astratte nelle componenti basilari, permette di riflettere sugli stessi meccanismi d'interfaccia. Three Buttons di Jan Robert Leegte, punta ancora una volta la sua attenzione sul mouse e sulla sua centralità nelle scelte. I tre bottoni di questa pagina web non portano da nessuna parte, ma immortalano il punto esatto in cui sono stati premuti, lasciandone stampata l'immagine del puntatore. L'autore ha già in passato sperimentato con questo tipo di meccanismi, come in Mousepointer o nelle conversioni architetturali di siti, ma ciò che spicca in Three Buttons è la conservazione della memoria delle scelte, ossia di quello che l'utente decide volta per volta. Il tutto porta da una compressione del tempo, in quanto il passato (le scelte fatte) diventa percepibile come presente, avendone la stessa forma grafica, e si sovrappone al presente vero e proprio, in una sintesi che riformula, com'è tipico delle arti mediatiche, la temporalità in base alla percezione.
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Three Buttons, la memoria dell'interfaccia.
La costruzione dello spazio attuata dagli standard d'interfaccia è dato da una sequenza di strutture che si alternano nella visione dell'utente. Queste stesse strutture scompaiono quando non utilizzate per ricomparire alla bisogna, approvvigionando lo stesso utente dei tramiti concettuali indispensabili per orientare opportunamente il funzionamento della macchina. La memoria della stessa macchina è concepita come parzialmente temporanea, attiva in presenza di elettricità, e parzialmente a lungo termine o di massa, atta a ricordare dati e sequenze di avvenimenti funzionali. Ciò che viene disperso è la memoria delle scelte dell'utente, soprattutto da un punto di vista visivo, ossia i menu e i click che vengono copiosamente effettuati ogni giorno e che costituiscono gli snodi delle lunghe sessioni di lavoro. Se rivedere queste scelte in un video dà un effetto straniante, poterle osservare sovrapposte, astratte nelle componenti basilari, permette di riflettere sugli stessi meccanismi d'interfaccia. Three Buttons di Jan Robert Leegte, punta ancora una volta la sua attenzione sul mouse e sulla sua centralità nelle scelte. I tre bottoni di questa pagina web non portano da nessuna parte, ma immortalano il punto esatto in cui sono stati premuti, lasciandone stampata l'immagine del puntatore. L'autore ha già in passato sperimentato con questo tipo di meccanismi, come in Mousepointer o nelle conversioni architetturali di siti, ma ciò che spicca in Three Buttons è la conservazione della memoria delle scelte, ossia di quello che l'utente decide volta per volta. Il tutto porta da una compressione del tempo, in quanto il passato (le scelte fatte) diventa percepibile come presente, avendone la stessa forma grafica, e si sovrappone al presente vero e proprio, in una sintesi che riformula, com'è tipico delle arti mediatiche, la temporalità in base alla percezione.
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