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Il concetto stesso di 'interazione', ossia di influenza reciproca tra due elementi, è basato sul linguaggio comune utilizzato dalle parti. Questo atto è immediato quando vengono coinvolti i nostri istinti primari insieme alla memoria d'infanzia, e diventa una struttura complessa se si tratta di simularla tramite hardware e software. Tampopo di Kentaro Yamada è un'installazione tanto semplice, quanto disarmante, e consiste in un microfono in cui soffiare, che controlla un video in cui un soffione ('tampopo' in giapponese) perde i suoi leggerissimi semi facendoli vagare nell'aria. Ovviamente l'intensità del soffio è proporzionale all'effetto ottenuto in video a grandezza molto maggiore del normale. Qui l'atto di soffiare diventa l'interfaccia per la visualizzazione di un fenomeno noto, un'esperienza ripetuta, con un alone di innocente magia che l'inusuale legame fra microfono e conseguenziale sequenza video sembra ripetere. La simulazione riguarda un processo naturale, quasi ancestrale che riflette i suoi giochi di luce primaverili nella luminanza di un videoproiettore. L'oggetto naturale viene quindi 'mediato', nello sforzo di coglierne l'essenza, il desiderio e il rituale.
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Tampopo, simulazioni primaverili
Il concetto stesso di 'interazione', ossia di influenza reciproca tra due elementi, è basato sul linguaggio comune utilizzato dalle parti. Questo atto è immediato quando vengono coinvolti i nostri istinti primari insieme alla memoria d'infanzia, e diventa una struttura complessa se si tratta di simularla tramite hardware e software. Tampopo di Kentaro Yamada è un'installazione tanto semplice, quanto disarmante, e consiste in un microfono in cui soffiare, che controlla un video in cui un soffione ('tampopo' in giapponese) perde i suoi leggerissimi semi facendoli vagare nell'aria. Ovviamente l'intensità del soffio è proporzionale all'effetto ottenuto in video a grandezza molto maggiore del normale. Qui l'atto di soffiare diventa l'interfaccia per la visualizzazione di un fenomeno noto, un'esperienza ripetuta, con un alone di innocente magia che l'inusuale legame fra microfono e conseguenziale sequenza video sembra ripetere. La simulazione riguarda un processo naturale, quasi ancestrale che riflette i suoi giochi di luce primaverili nella luminanza di un videoproiettore. L'oggetto naturale viene quindi 'mediato', nello sforzo di coglierne l'essenza, il desiderio e il rituale. segnala via email | + facebook | + twitter | TrackBacks (0)
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