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Perché una pianta dotata di componenti elettronici innestati sullo stelo diventa una creatura poetica? Perché e attraverso quali modalità oggetti di uso comune diventano canali espressivi veicolatori di storie personali? MachineAria è un'installazione di Ruben Coen Cagli che tenta di sciogliere l'interrogativo invitando il visitatore all'esperienza contemplativa di un ecosistema ibrido di piante modificate elettromeccanicamente. Cinque piante sono collegate attraverso un circuito ad altrettanti motorini posti sotto i vasi e ai rispettivi Led posizionati sulla cima degli steli. Accendendosi e spegnendosi sequenzialmente i motori provocano la vibrazione dei vegetali che ondeggiano dando l'impressione di essere accarezzati da una brezza leggera. L'aria dunque, tradizionale quanto eccellente elemento di ispirazione poetica, si materializza grazie alla pura finzione tecnologica, testimoniando così che ogni cosa è potenzialmente soggetta a trasformarsi in flusso di dati, ma soltanto per cercare di umanizzarla successivamente, in questo caso ricreando nel fruitore la sensazione di soffio e di carezza. L'idea di attivare processi meccanici e convertirne i dati ottenuti in esperienze sensoriali nasce dalla volontà di esplorare le possibili alterazioni ed estensioni del ruolo giocato dai prodotti tecnologici nella vita quotidiana. Questo provoca ciò che può essere definito uno slittamento fra l'ambito tecnologico e quello poetico che si propone di includere quest'ultimo come ingrediente essenziale nella strategia di sviluppo di tecnologie innovative.
Francesca Tomassini
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MachineAria, il poetico soffio della macchina
Perché una pianta dotata di componenti elettronici innestati sullo stelo diventa una creatura poetica? Perché e attraverso quali modalità oggetti di uso comune diventano canali espressivi veicolatori di storie personali? MachineAria è un'installazione di Ruben Coen Cagli che tenta di sciogliere l'interrogativo invitando il visitatore all'esperienza contemplativa di un ecosistema ibrido di piante modificate elettromeccanicamente. Cinque piante sono collegate attraverso un circuito ad altrettanti motorini posti sotto i vasi e ai rispettivi Led posizionati sulla cima degli steli. Accendendosi e spegnendosi sequenzialmente i motori provocano la vibrazione dei vegetali che ondeggiano dando l'impressione di essere accarezzati da una brezza leggera. L'aria dunque, tradizionale quanto eccellente elemento di ispirazione poetica, si materializza grazie alla pura finzione tecnologica, testimoniando così che ogni cosa è potenzialmente soggetta a trasformarsi in flusso di dati, ma soltanto per cercare di umanizzarla successivamente, in questo caso ricreando nel fruitore la sensazione di soffio e di carezza. L'idea di attivare processi meccanici e convertirne i dati ottenuti in esperienze sensoriali nasce dalla volontà di esplorare le possibili alterazioni ed estensioni del ruolo giocato dai prodotti tecnologici nella vita quotidiana. Questo provoca ciò che può essere definito uno slittamento fra l'ambito tecnologico e quello poetico che si propone di includere quest'ultimo come ingrediente essenziale nella strategia di sviluppo di tecnologie innovative.
Francesca Tomassini
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