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Se è possibile considerare un giardino come esempio di arte biologica, allora l'idea del fare arte con i 'sistemi viventi' non è originale. Nuovo è però il grado di controllo che l'arte contemporanea offre sui biosistemi e sulle materie. Lo scopo di alcuni pionieristici progetti di net art (si veda Telegarden) è infatti quello di articolare una connessione tra processi naturali e communication networks, tanto in termini simbolici quanto meccanici. L'artista britannico Andy Gracie segue questa corrente agendo nell'area di intersezione tra ciò che è tecnologico e il biologico. Con la collaborazione dello scienziato americano Brian Lee Yung Row ha creato Autoinducer_Ph (Cross Cultural Chemistry), installazione realizzata in occasione dell'Audio Video Festival di Newcastle (AV06). Il progetto sfrutta una tecnica tradizionale asiatica per la coltivazione del riso basata sul rapporto simbiotico tra Anabena, alga microscopica e filamentosa, e la felce acquatica Azolla. L'installazione, che include un sistema di stagni artificiali, apparati elettronici e strumenti di laboratorio, utilizza il Generalized Cellular System, ossia una piattaforma dedicata allo studio dei comportamenti e delle intelligenze emergenti, per interferire con questa relazione parassitaria. I segnali GCS, talvolta tradotti in impulsi sonori e luminosi, sono convertiti in input per il controllo di diversi attivatori che regolano l'ambiente in cui crescono i batteri. Il risultato è un ecosistema biodinamico, che prende la forma di un giardino acquatico in cui convivono batteri, sistemi robotici e forme di vita artificiale, capace di spingere le tradizionali nozioni di 'vita', 'intelligenza' ed 'essere' verso nuove frontiere.
Valentina Culatti
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Autoinducer_Ph (Cross Cultural Chemistry)
Se è possibile considerare un giardino come esempio di arte biologica, allora l'idea del fare arte con i 'sistemi viventi' non è originale. Nuovo è però il grado di controllo che l'arte contemporanea offre sui biosistemi e sulle materie. Lo scopo di alcuni pionieristici progetti di net art (si veda Telegarden) è infatti quello di articolare una connessione tra processi naturali e communication networks, tanto in termini simbolici quanto meccanici. L'artista britannico Andy Gracie segue questa corrente agendo nell'area di intersezione tra ciò che è tecnologico e il biologico. Con la collaborazione dello scienziato americano Brian Lee Yung Row ha creato Autoinducer_Ph (Cross Cultural Chemistry), installazione realizzata in occasione dell'Audio Video Festival di Newcastle (AV06). Il progetto sfrutta una tecnica tradizionale asiatica per la coltivazione del riso basata sul rapporto simbiotico tra Anabena, alga microscopica e filamentosa, e la felce acquatica Azolla. L'installazione, che include un sistema di stagni artificiali, apparati elettronici e strumenti di laboratorio, utilizza il Generalized Cellular System, ossia una piattaforma dedicata allo studio dei comportamenti e delle intelligenze emergenti, per interferire con questa relazione parassitaria. I segnali GCS, talvolta tradotti in impulsi sonori e luminosi, sono convertiti in input per il controllo di diversi attivatori che regolano l'ambiente in cui crescono i batteri. Il risultato è un ecosistema biodinamico, che prende la forma di un giardino acquatico in cui convivono batteri, sistemi robotici e forme di vita artificiale, capace di spingere le tradizionali nozioni di 'vita', 'intelligenza' ed 'essere' verso nuove frontiere.
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