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art . hacktivism . mobile . software
In quello che può essere considerato sotto molti aspetti il testo base dei media locativi, l’Headmap Manifesto del 1999, Ben Russel prospettava un nuovo mondo vicino a realizzarsi dove “i confini reali, i limiti e lo spazio diventeranno plastici e malleabili, e la sovranità nazionale sarà frammenata e globale”.
Tuttavia nel mondo contemporaneo i confini tra gli stati sono ancora presenti e sorvegliati La frontiera tra Stati Uniti e Messico, ad esempio, ha il più alto numero di attraversamenti sia legali che illegali di qualsiasi altro confine. É inoltre molto pericoloso: centinaia di persone hanno infatti perso la vita a cause dell’impossibilita di orientarsi correttamente per raggiungere in salvo la destinazione.
Con l’avvento di diversi sistemi di informazione geospaziale distribuita (come Google Heart), GPS e lo sviluppo di un algoritmo quale Virtual Hiker dell’artista Brett Stalbaum è stato possibile implementare un Transborder Tool for Immigrants. Questo consentirà una geografia virtuale a marcare nuovi percorsi e rotte potenzialmente più sicure nel deserto reale.
Il Transborder Tool, recentemente premiato con Transnational Communities Award, viene sviluppato da Ricardo Dominguez, cofondatore dell’Electronic Dsturbance Theater (EDT) e ora ricercatore a Calit2 lab dell’UCSD, in collaborazione con i colleghi Brett Stalbaum, Micha Cárdenas and Jason Najarro. Lo strumento cerca di ridurre il numero delle morti lungo oil confine aiutando i migranti a localizzare risorse quali acqua e segnali di sicurezza. Il dispositivo è costruito su un telefono cellulare Motorola i455, modello scelto perché economico, facile da modificare e capace di accettare un nuovo algoritmo come il Virtual Hiker sviluppato da Staulbam. L’interfaccia, il cui aspetto finale e quello di un compasso, deve essere semplice, basata su icone e non sulla lingua, per essere compreso da tutti i migranti, molti dei quali sono indios e non necessariamente parlano spagnolo. Il cellulare inoltre vibra in prossimità di elementi chiave come acqua o autostrade. Il progetto e un misto di arte e attivismo, un esempio di ‘artivismo’ come lo chiamerebbe Dominguez.Usando la cornice dell’arte, gli artivisti impediscono che lo sviluppo del dispositivo venga interrotto dalle autorità. Dire infatti che l’algoritmo suggerisce l’attraversamento più estetico, identifica il progetto come un esperimento di “walking art’. Anche se una cornice potrebbe essere letta come un confine limitante, e nella natura stessa dei media locativi offrire un framework concettuale attraverso il quale esaminare certe combinazioni tecnologiche e il loro possibile impatto sociale. A differenza della net art. Prodotta da una classe tecnologica per una audience elitaria, I media locativi, almeno da un punto di vista teorico, si sforzano di raggiungere un pubblico di massa tentando di coinvolgere le tecnologie consumer, e renidirizzare il loro potere. Si tratta della disobbedienza civile elettronica che porta i metodi di disobbedienza civile nel cyberspazio.
Valentina Culatti
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Transborder Tool for Immigrants, locative media e arte
In quello che può essere considerato sotto molti aspetti il testo base dei media locativi, l’Headmap Manifesto del 1999, Ben Russel prospettava un nuovo mondo vicino a realizzarsi dove “i confini reali, i limiti e lo spazio diventeranno plastici e malleabili, e la sovranità nazionale sarà frammenata e globale”.
Tuttavia nel mondo contemporaneo i confini tra gli stati sono ancora presenti e sorvegliati La frontiera tra Stati Uniti e Messico, ad esempio, ha il più alto numero di attraversamenti sia legali che illegali di qualsiasi altro confine. É inoltre molto pericoloso: centinaia di persone hanno infatti perso la vita a cause dell’impossibilita di orientarsi correttamente per raggiungere in salvo la destinazione.
Con l’avvento di diversi sistemi di informazione geospaziale distribuita (come Google Heart), GPS e lo sviluppo di un algoritmo quale Virtual Hiker dell’artista Brett Stalbaum è stato possibile implementare un Transborder Tool for Immigrants. Questo consentirà una geografia virtuale a marcare nuovi percorsi e rotte potenzialmente più sicure nel deserto reale.
Il Transborder Tool, recentemente premiato con Transnational Communities Award, viene sviluppato da Ricardo Dominguez, cofondatore dell’Electronic Dsturbance Theater (EDT) e ora ricercatore a Calit2 lab dell’UCSD, in collaborazione con i colleghi Brett Stalbaum, Micha Cárdenas and Jason Najarro. Lo strumento cerca di ridurre il numero delle morti lungo oil confine aiutando i migranti a localizzare risorse quali acqua e segnali di sicurezza. Il dispositivo è costruito su un telefono cellulare Motorola i455, modello scelto perché economico, facile da modificare e capace di accettare un nuovo algoritmo come il Virtual Hiker sviluppato da Staulbam. L’interfaccia, il cui aspetto finale e quello di un compasso, deve essere semplice, basata su icone e non sulla lingua, per essere compreso da tutti i migranti, molti dei quali sono indios e non necessariamente parlano spagnolo. Il cellulare inoltre vibra in prossimità di elementi chiave come acqua o autostrade. Il progetto e un misto di arte e attivismo, un esempio di ‘artivismo’ come lo chiamerebbe Dominguez.Usando la cornice dell’arte, gli artivisti impediscono che lo sviluppo del dispositivo venga interrotto dalle autorità. Dire infatti che l’algoritmo suggerisce l’attraversamento più estetico, identifica il progetto come un esperimento di “walking art’. Anche se una cornice potrebbe essere letta come un confine limitante, e nella natura stessa dei media locativi offrire un framework concettuale attraverso il quale esaminare certe combinazioni tecnologiche e il loro possibile impatto sociale. A differenza della net art. Prodotta da una classe tecnologica per una audience elitaria, I media locativi, almeno da un punto di vista teorico, si sforzano di raggiungere un pubblico di massa tentando di coinvolgere le tecnologie consumer, e renidirizzare il loro potere. Si tratta della disobbedienza civile elettronica che porta i metodi di disobbedienza civile nel cyberspazio.
Valentina Culatti
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