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Il neozelandese Karl D.D. Willis, noto per le sue collaborazioni artistiche con Nao Tokui sotto la sigla Sonasphere e come star della innovativa label giapponese Progressive Form, si fa apprezzare anche per la realizzazione di alcuni innovativi prototipi, è questo il caso di BeatBox. Si tratta, come suggerisce il nome, di una piccola scatola creata per dar voce all'universo sonoro delle nostre scrivanie. Normalmente quando sediamo dietro la nostra scrivania, a casa o a lavoro, siamo troppo impegnati per abbandonarci a riflessioni sulla quantità di piccoli suoni che produciamo battendo sui tasti di una tastiera, muovendo all'impazzata un mouse, disegnando, sfogliando un libro o semplicemente ticchettando nervosamente con le dita. Willis, invece, ha restituito dignità a tale sottofondo sonoro realizzando uno strumento in grado di trasformare tali piccoli rumori in beat musicali. BeatBox utilizza alcuni microfoni a contatto per registrare le vibrazioni sonore che si producono sulla superficie di un piano, mentre un semplice software le trasforma in campioni audio che vengono riprodotti dagli speaker inseriti nella piccola scatola. Uno strumento decisamente inusuale con il quale divertirsi ad ascoltare i ritmi che animano le nostre postazioni di lavoro e che, nonostante l'indifferenza che caratterizza la nostra "convivenza" con essi, costituiscono l'autentico soundscape di una normale giornata lavorativa.
Vito Campanelli
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BeatBox, la scrivania ritmica.
Il neozelandese Karl D.D. Willis, noto per le sue collaborazioni artistiche con Nao Tokui sotto la sigla Sonasphere e come star della innovativa label giapponese Progressive Form, si fa apprezzare anche per la realizzazione di alcuni innovativi prototipi, è questo il caso di BeatBox. Si tratta, come suggerisce il nome, di una piccola scatola creata per dar voce all'universo sonoro delle nostre scrivanie. Normalmente quando sediamo dietro la nostra scrivania, a casa o a lavoro, siamo troppo impegnati per abbandonarci a riflessioni sulla quantità di piccoli suoni che produciamo battendo sui tasti di una tastiera, muovendo all'impazzata un mouse, disegnando, sfogliando un libro o semplicemente ticchettando nervosamente con le dita. Willis, invece, ha restituito dignità a tale sottofondo sonoro realizzando uno strumento in grado di trasformare tali piccoli rumori in beat musicali. BeatBox utilizza alcuni microfoni a contatto per registrare le vibrazioni sonore che si producono sulla superficie di un piano, mentre un semplice software le trasforma in campioni audio che vengono riprodotti dagli speaker inseriti nella piccola scatola. Uno strumento decisamente inusuale con il quale divertirsi ad ascoltare i ritmi che animano le nostre postazioni di lavoro e che, nonostante l'indifferenza che caratterizza la nostra "convivenza" con essi, costituiscono l'autentico soundscape di una normale giornata lavorativa.
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