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book - The MIT Press - ISBN-13: 978-0262524872
La disamina accademica dei videogiochi sta vivendo il suo momento d'oro con una prolifica produzione di saggi. Nel mentre i dipartimenti di "Game Studies" sbocciano nelle Università e nelle scuole di design, e ospitare un corso sui videogame sembra essere obbligatorio per qualsiasi curriculum che afferisca ai media digitali. Anche se questo libro è chiaramente addentro a quest'ambito culturale, va un po' controcorrente, mettendo in discussione profondamente la tendenza auto-referenziale di cui l'intero settore di studi sembra soffrire. Bogost considera i videogiochi non più un argomento di gran moda per l'impegno dei teorici, ma un oggetto culturale che porta con sè relazioni complesse con la filosofia, la cinematografia, la letteratura, l'arte e la psicologia, grazie anche al suo raggiunto livello di complessità. Sebbene sia davvero interessante e affascinante, l'uso e le dinamiche delle "unit operations" (che sono unità di significato per semplificare al massimo) non sono banali, e la loro comprensione per mezzo di questo libro richiede un discreto background sia negli studi critici che nella programmazione del software. Ma ciò che Bogost tenta di smantellare è il rigido approccio dei "Game Studies", mentre incoraggia d'altra parte una interdisciplinarietà che dovrebbe focalizzarsi maggiormente sui videogames come artefatti culturali, ampliando dinamicamente le prospettive del campo e riformulando il contesto culturale del criticismo dei videogame.
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Ian Bogost - Unit Operations: An Approach to Videogame Criticism
book - The MIT Press - ISBN-13: 978-0262524872La disamina accademica dei videogiochi sta vivendo il suo momento d'oro con una prolifica produzione di saggi. Nel mentre i dipartimenti di "Game Studies" sbocciano nelle Università e nelle scuole di design, e ospitare un corso sui videogame sembra essere obbligatorio per qualsiasi curriculum che afferisca ai media digitali. Anche se questo libro è chiaramente addentro a quest'ambito culturale, va un po' controcorrente, mettendo in discussione profondamente la tendenza auto-referenziale di cui l'intero settore di studi sembra soffrire. Bogost considera i videogiochi non più un argomento di gran moda per l'impegno dei teorici, ma un oggetto culturale che porta con sè relazioni complesse con la filosofia, la cinematografia, la letteratura, l'arte e la psicologia, grazie anche al suo raggiunto livello di complessità. Sebbene sia davvero interessante e affascinante, l'uso e le dinamiche delle "unit operations" (che sono unità di significato per semplificare al massimo) non sono banali, e la loro comprensione per mezzo di questo libro richiede un discreto background sia negli studi critici che nella programmazione del software. Ma ciò che Bogost tenta di smantellare è il rigido approccio dei "Game Studies", mentre incoraggia d'altra parte una interdisciplinarietà che dovrebbe focalizzarsi maggiormente sui videogames come artefatti culturali, ampliando dinamicamente le prospettive del campo e riformulando il contesto culturale del criticismo dei videogame.
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