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Dopofuturismo, riprendere le redini del futuro

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Nella rincorsa dall'arte istituzionale alla celebrazione del centenario del Futurismo (identificato con la pubblicazione del primo manifesto del futurismo italiano nel 1909) c'è la perpetuazione di una celebrazione che guarda al passato e lo rielabora senza quasi mai cercare di ripensare all'ottica fresca

con cui si immaginava il futuro allora e della forza immaginifica e liberatoria che quest'ottica potrebbe avere nelle attuali condizioni socio-politiche. A rilanciare queste istanze è il lancio del "Manifesto del Dopofuturismo" a Carrara giovedì 19 e a Roma venerdì 20 febbraio 2009, secondi i suoi autori "una riscrittura del manifesto originale con un testo che ha le stesse tonalità, le stesse cadenze e gli stessi ingombri tipografici, ma espressione del modo in cui oggi si pensa al futuro." Insomma un'eccellente occasione per rompere le nenie celebrative e nostalgiche e ridare vita a pulsioni di cambiamento della società, in una visione critica di quel futuro così diverso da quello immaginato all'inizio del ventesimo secolo, ma ugualmente ancora da scrivere.




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