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    <title>Neural.it :: nuovi media, hacktivismo</title>
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    <title>Zwischenräume, sorveglianza deviante </title>
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    <published>2012-02-08T12:38:12Z</published>
    <updated>2012-02-08T12:42:48Z</updated>
    
    <summary> Generalmente pensiamo alla sorveglianza come fosse uno sguardo distaccato, una forma remota di guardare. Il fatto che le telecamere di sorveglianza registrano informazioni di continuo e in modo discreto edulcora in parte la violenza della loro presenza ubiqua. Ed...</summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="Zwischenräume, Petra Gemeinboeck, Rob Saunders, art, surveillance, Valentina Culatti, Zwischenraume.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/Zwischenraume.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Generalmente pensiamo alla sorveglianza come fosse uno sguardo distaccato, una forma remota di guardare. Il fatto che le telecamere di sorveglianza registrano informazioni di continuo e in modo discreto edulcora in parte la violenza della loro presenza ubiqua. Ed inoltre l'idea che i dati vengono analizzati solo quando è necessario fa sembrare questi dispositivi innocui. Tuttavia lo sguardo della</p>]]>
        <![CDATA[<p> sorveglianza è sempre diretto e mosso da desideri umani - è anch'esso una forma di voyeurismo. Cosa succede se spingiamo la questione della proprietà dello sguardo ad un punto dove l'azione osservatrice della macchina non solo aumenta le possibilità dell'occhio umano, ma diventa indipendente e in grado di produrre autonomamente le sue storie personali? L'installazione robotica  <a href="http://www.robococo.net/" target="_blank"> Zwischenräume </a> (Interstitial Spaces) di Petra Gemeinboeck e Rob Saunders si propone di indagare su questa questione, manifestando fisicamente la forza dello sguardo continuo e lanciando una lente investigativa sulle politiche di sorveglianza. L'opera consiste in un gruppo di robot autonomi nascosti in un apposito espediente architettonico di una galleria; quando in azione questi robot fanno (improvvisamente) dei fori attraverso le pareti per ispezionare cosa c'è fuori, comunicare tra loro, e cospirare. Ogni robot è dotato di un martello motorizzato o di uno scalpello, una telecamera, e un paio di microfoni pick-up per interagire con l'ambiente e in rete con le altre macchine. Come spiega Gemeinboeck l'opera sviluppa il rapporto politico tra l'invasione della sorveglianza digitale e le tattiche di combattimento urbano, come quelle per cui i soldati israeliani erano letteralmente istruiti a camminare attraverso i muri privati per tendere imboscate ai nemici. In questo caso il muro è quello dello spazio espositivo, trasformato in uno strumento vero e proprio per l'intervento. Il pubblico è quindi sorpreso dalla improvvisa distruzione di un ambiente familiare. E quindi attraverso gli occhi curiosi dei robot, quello che è la norma (la sorveglianza) si trasforma in devianza (il voyeur).<br />
<br><font size=1>Valentina Culatti<br><br></p>]]>
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    <title>edited by Luís Costa &amp; Rui Costa,  Three Years in Nodar: Context-Specific Art Practices in Rural Portugal</title>
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    <published>2012-02-06T08:46:57Z</published>
    <updated>2012-02-06T08:47:48Z</updated>
    
    <summary>  book+2CD , Edições Nodar,  315 pages , Nodar 003,  ISBN 978-9899720503 Questo denso libro, corredato di due CD, è il risultato di un programma triennale di residenze internazionali di sound art realizzate dai due gemelli Costa che hanno concentrato i lavori...</summary>
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            <category term="book" />
            <category term="sound art" />
    
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        <![CDATA[<p><img alt="tre_anos_in_nodar.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/tre_anos_in_nodar.jpg" width="121" height="170" align="left"/><br />
<b> book+2CD , Edições Nodar,  315 pages , Nodar 003,  ISBN 978-9899720503</b><br><br />
Questo denso libro, corredato di due CD, è il risultato di un programma triennale di residenze internazionali di sound art realizzate dai due gemelli Costa che hanno concentrato i lavori sulla loro città natale Portoghese: Nodar. Quaranta sound artist sono stati coinvolti in lettura, osservazione e talvolta </p>]]>
        <![CDATA[<p>semplicemente modificando una specifica dimensione sensoriale del paese. L'editing di voci, rumori, grida e suoni naturali compone una mappa sonora soggettiva, ma complesso e ricco, facendo di questa programma di residenza in una zona rurale, un modello di successo si spera presto replicato altrove.ascolto della documentazione di altrettanti progetti. Nelle diverse centinaia di pagine a colori del catalogo il lettore può essere temporaneamente trasferito in questo luogo, di intravedere la sua storia e i suoi abitanti attraverso un coro di prospettive personali ed esterne. Si tratta di una narrazione collettiva, talvolta distorta, a volte illuminante, realizzata attraverso progetti artistici. Nodar è chiaramente una delle centinaia di piccoli gioielli che si possono trovare in Europa (e in altri luoghi) - un villaggio con la propria cultura, in cui i sistemi naturali, sociali, e produttivi hanno creato una forte eredità storica. Gli artisti hanno migliorato le storie, i dettagli, i materiali e le connessioni senza farsi notare, esponendosi alla sensibilità del territorio. Il risultato finale, che viaggia avanti e indietro nel tempo e nello spazio, è un contributo inestimabile a questa zona. L'uso del suono, espresso in venti brani, si espande e storicizza in qualche modo l'esperienza; interpretando, testando, archiviando o semplicemente modificando una specifica dimensione sensoriale del paese. L'aternarsi di voci, rumori, grida e suoni naturali compongono una mappa sonora soggettiva, ma complessa e ricca, facendo di questo programma di residenza in una zona rurale un modello di successo si spera presto replicato altrove.</p>]]>
    </content>
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    <title>The Deleted City, archeologia del social web</title>
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    <published>2012-01-30T19:39:50Z</published>
    <updated>2012-01-30T19:44:06Z</updated>
    
    <summary> Il progetto Deleted City di Richard Vijgen è una visualizzazione interattiva (interactive data visualization) della miriade di dati ospitati sul servizio gratuito di hosting web Geocities, molto popolare agli albori del web commerciale. La fortunata metafora che caratterizzava questo...</summary>
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            <category term="activism" />
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    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="Chiara Ciociola, Richard Vijgen, Deleted City, deleted_city.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/deleted_city.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Il progetto <a href="http://deletedcity.net/" target="_blank">Deleted City</a> di Richard Vijgen è una visualizzazione interattiva (interactive data visualization) della miriade di dati ospitati sul servizio gratuito di hosting web Geocities, molto popolare agli albori del web commerciale. La fortunata metafora che caratterizzava questo sito era quella della città: gli utenti potevano facilmente creare le proprie pagine web, scegliendo la "città" in cui abitare in base al</p>]]>
        <![CDATA[<p> contenuto offerto: per esempio "WallStreet" come area tematica di finanza e business, oppure "Vienna" per la comunità di appassionati di musica classica, etc. La traslazione digitale dell'immagine della città era un concetto intuitivo in un momento storico (parliamo del 1995) in cui Internet era ancora un terreno inesplorato e alquanto ostico per i non addetti. L'accessibilità simbolica della metafora "urbana" unita alla pratica di facile utilizzo del servizio ed ovviamente alla gratuità, sono state le cause della crescita esponenziale di Geocities: nel Giugno del 1997 era già diventato il quinto sito più popolare di tutto il Web di allora. L'acquisizione da parte di Yahoo nel 1999 coincise con svolta più sfacciatamente commerciale nella sua gestione, che con l'emergere incalzante dei primi social network, come MySpace. ha portato moltissimi utenti ad abbandonarlo via via. Questo lento declino si è concluso nel 2009 con la chiusura definitiva del sito da parte di Yahoo, lasciando tutto il suo archivio offline e trasformando l'affollata città digitale in una sorta di sito archeologico sepolto. L'opera interattiva Deleted City va ad effettuare metaforicamente gli opportuni scavi, risultando una sorta di "Pompei digitale" (così infatti la definisce l'autore), poichè al pari delle intatte rovine dell'antica città partenopea, cristallizza gli ultimi momenti del sito appena prima del suo abbandono. I dati necessari alla visualizzazione sotto forma di mappa di Geocities sono stati ricavati dal back up effettuato dall"Archive Team" appena prima del suo switch off. Il design dell'installazione software è chiaro e funzionale: su uno sfondo blu scuro una quantità di forme squadrate di un azzurro cinereo identificano le città e i quartieri, modificando la loro trasparenza in base alla densità dei corrispettivi abitanti, con un risultato che ricorda una classica radiografia ma anche una foto aerea di rilevazione di siti archeologici, in cui si rendono visibili le piante (squadrate) delle abitazioni antiche, attraverso l'assenza o la presenza di erba sul terreno (crop marks). Navigandola tramite touch screen la mappa permette un'affascinante immersione nelle "primitive" modalità di espressione sociale attraverso il web. Come osservatori privilegiati di questo enorme sito archeologico digitale, possiamo sbirciare frammenti e pixel di quello che Olia Lialina definisce come <a href="http://www.neural.it/art/2010/02/dragan_espenschied_olia_lialin.phtml" target="_blank">"digital folklore"</a> (link alla recensione del libro), ma soprattutto abbiamo l'opportunità di osservare una visione d'insieme, impossibile da ottenere perdendosi nei meandri dei dati di uno sconfinato back up.</p>]]>
    </content>
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    <title>Stephen Jones , Synthetics: Aspects of Art and Technology in Australia, 1956-1975</title>
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    <published>2012-01-27T11:13:51Z</published>
    <updated>2012-01-27T11:16:35Z</updated>
    
    <summary>  The MIT Press , English,  464 pp.,  ISBN 978-0262014960 Questo libro è un piccolo gioiello tra i tanti che hanno a che fare con la storia della media art. Stephen Jones ha intrapreso un esteso progetto di ricerca di eccellenza,...</summary>
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            <category term="media art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="Stephen Jones , The MIT Press , English,  464 pp.,  ISBN 978-0262014960, synthetics.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/synthetics.jpg" width="133" height="170" align="left"/><br />
<b> The MIT Press , English,  464 pp.,  ISBN 978-0262014960</b><br><br />
Questo libro è un piccolo gioiello tra i tanti che hanno a che fare con la storia della media art. Stephen Jones ha intrapreso un esteso progetto di ricerca di eccellenza, non solo scavando nel suo personale (prezioso) archivio di media art australiana (pazientemente costruito nel corso di decenni), ma anche spulciando tra biblioteche pubbliche e collezioni private. Questo non è un  </p>]]>
        <![CDATA[<p>lavoro spassionato ma neanche una pretenziosa ricerca accademica. E' invece un'indagine estremamente rigorosa e soprattutto il risultato di anni di appassionato coinvolgimento personale. L'autore inizia con l'alba della computer art della fine degli anni Cinquanta e termina con la famosa mostra "Australia 75",  soffermandosi sugli eventi in Australia ma inquadrandoli in un contesto internazionale. Come l'autore afferma, la scena nazionale non è stata isolata in quel periodo, ma anzi era attivamente in contatto con la realtà dell'arte contemporanea in Europa e negli Stati Uniti. Ciò che rende questo lavoro davvero rilevante è la storia intrecciata dei primi dispositivi elettronici e lo sviluppo conseguente dell'arte. Piuttosto che limitarsi ad essere 'istruttivo', il libro si rivela come un punto di riferimento essenziale per la comprensione di quel periodo di tempo. Impariamo che "sono le tecnologie di visualizzazione che governano che tipo di arte è possibile e come la si potrà vedere." Ogni opera d'arte è di fatto contestualizzata da un lato all'interno di festival contemporanei, mostre e pubblicazioni e dall'altro dall'innovazione tecnologica e dalla sperimentazione. Il libro è tutto da godere, con abbondanza di materiale storico, tra cui immagini originali mai viste prima che sono senza dubbio stimolanti. </p>]]>
    </content>
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    <title>Versus, dialoghi sonori</title>
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    <published>2012-01-25T16:52:50Z</published>
    <updated>2012-01-25T16:57:18Z</updated>
    
    <summary> Versus è un&apos;installazione sonora cinetica di David Letellier. Il suo funzionamento è caratterizzato da un meccanismo interattivo dialogico. Le due sculture cinetiche che costituiscono l&apos;installazione sono interdipendenti e per generare senso devono necessariamente essere faccia a faccia. Ogni scultura...</summary>
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    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="David Letellier, neural, chiara ciociola, versus_David_Letellier.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/versus_David_Letellier.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Versus è un'installazione sonora cinetica di David Letellier. Il suo funzionamento è caratterizzato da un meccanismo interattivo dialogico. Le due sculture cinetiche che costituiscono l'installazione sono interdipendenti e per generare senso devono necessariamente essere faccia a faccia. Ogni scultura è costituita da 12 pannelli triangolari, uniti al centro come fossero un fiore e legati da degli attuatori che</p>]]>
        <![CDATA[<p> ne consentono il movimento lento. Al centro di questa singolare "corolla" c'è un microfono e un altoparlante. Ad intervalli di tempo prefissati ogni scultura "dialoga" con l'altra producendo un suono che viene registrato e le cui frequenze sono analizzate dalla scultura opposta. Le sculture si muovono poi di conseguenza, con un (concettuale) andamento pulsante, prima di riprodurre il suono. Il suono originale emesso dal primo fiore cinetico viene però modificato da fruscii, movimenti e voci dei visitatori e dal riverbero creato dall'ambiente. Con la loro presenza questi agenti esterni diventano parte attiva dell'installazione, rendendo il continuo ciclo sonoro sempre imprevedibile. Viene dunque stabilita una comunicazione aliena, resa terrena dalla grammatica oscura codificata dall'artista. Gli spettatori sono il "rumore" in questa comunicazione, ma sono anche gli agenti di variazione e di evoluzione del dialogo. Si tratta di un classico ecosistema per la trasmissione di senso, e i movimenti cinetici non sono solo funzionali (cambiando la forma cambia anche l'emissione sonora), ma dimostrano anche di essere vivi e reattivi, che in un ambiente di comunicazione è semplicemente essenziale.<br />
<br><font size=1>Chiara Ciociola<br><br></p>]]>
    </content>
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    <title>Leah Lievrouw, Alternative and Activist New Media</title>
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    <published>2012-01-23T09:16:12Z</published>
    <updated>2012-01-23T09:17:27Z</updated>
    
    <summary> Polity Press, 200 pages, 2011, English, ISBN-13: 978-0745641843 Definire i nuovi media è sempre stato difficile. Qui, l&apos;autore fornisce una definizione chiara e approfondita dei nuovi media sulla base di tre componenti: il dispositivo o artefatto che consente la...</summary>
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            <category term="hacktivism" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="alternative_and_activist_newmedia.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/alternative_and_activist_newmedia.jpg" width="121" height="170" align="left"/><br />
<b>Polity Press, 200 pages, 2011, English, ISBN-13: 978-0745641843</b><br><br />
Definire i nuovi media è sempre stato difficile. Qui, l'autore fornisce una definizione chiara e approfondita dei nuovi media sulla base di tre componenti: il dispositivo o artefatto che consente la capacità di comunicare, l'attività o pratica di comunicazione, le modalità sociali e le forme di organizzazione create attorno al manufatto. Questa è già una base forte che, insieme all'esplicito </p>]]>
        <![CDATA[<p>riferimento a "Remediation", il celebre libro di Bolter e Grusin, è utilizzata per sviluppare il concetto esteso di "mediazione"di Lievrouw, che suggerisce un'intensificazione della comunicazione  rendendola più partecipativa. Lievrouw spazia su più di cinque diversi campi di indagine: la culture-jamming, l'informatica alternativa, il giornalismo partecipativo, la mobilitazione mediata, e la conoscenza comune. Prendendo il Dada e il Situazionismo come punti di riferimento iniziali, si passa attraverso diverse opere classiche (da Surveillance Camera Players, RTMark, Jonah Peretti, per esempio) analizzando le iniziative attivistiche come per esempio quella di condividere il codice DeCSS abbracciata dalla rivista 2600 The Hacker Quarterly e da tutta la storia di Indymedia. Secondo l'autore, l'attivismo culturale dei media rappresenta una "svolta" che porta ad un concetto più contemporaneo di "mediazione", come precedentemente spiegato. Che cosa succede se siamo già al di là di questa svolta? In questo caso, si spera presto che questo tipo di analisi coerente sia applicata alla fase successiva dei (nuovi) media alternativi, che comprende per esempio un uso diverso dei social media, le possibilità dell'editoria digitale mobile e la costruzione e la condivisione di archivi alternativi.</p>]]>
    </content>
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    <title>On Spam, business proposal - tag urbane </title>
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    <published>2012-01-20T10:52:20Z</published>
    <updated>2012-01-25T16:39:09Z</updated>
    
    <summary> Con l&apos;opera &quot;On Spam, Business Proposal&quot; Niels Post documenta con una serie di fotografie l&apos;intervento urbano che ha messo in atto a Brussels. Per questa azione, l&apos;artista ha infatti selezionato alcune delle più efficaci frasi contenute nei messaggi spam...</summary>
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    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="On Spam, Niels Post, on_spam.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/on_spam.jpg" width="170" height="120"  align="left"/><br />
Con l'opera <a href="http://www.nielspost.nl/on-spam-business-proposals-brussels/" target="_blank">"On Spam, Business Proposal"</a> Niels Post documenta con una serie di fotografie l'intervento urbano che ha messo in atto a Brussels. Per questa azione, l'artista ha infatti selezionato alcune delle più efficaci frasi contenute nei messaggi spam di tipo commerciale, di quelle che millantano incredibili e velocissime possibilità di guadagno, le ha stampate su adesivi in vinile e le ha attaccate sulle vetrine di </p>]]>
        <![CDATA[<p>negozi abbandonati o dismessi in giro per la città. Nelle risultanti foto, l'effetto immediato di messaggi così diretti che trionfano su vetrine di ambienti totalmente vuoti è straniante, ma richiama immediatamente l'attenzione. Leggendo infine più scrupolosamente ci vuole poco a svelare definitivamente la provenienza delle singolari insegne. Le strategie comunicative in forma testuale tipiche delle mail di spam sono state oggetto di molte azioni artistiche che hanno utilizzato il loro sibillino appeal. Una decontestualizzazione simile a quella operata da Niels Post è quella di "Spamshirt": magliette che recavano a mo' di slogan i tipici "subject" dei messaggi spam, sfruttando la loro tipica incisività e sovvertendo in denuncia un messaggio nato come tentativo di seduzione e inganno. Ma nel caso di "On Spam, business proposal" la trasposizione è più rappresentativa che sovversiva. L'artista non trasforma esteticamente i dati testuali e non ne rovescia per altri fini le sue peculiari caratteristiche. Semplicemente li sovrappone sull'immagine reale che rappresenta l'idea di una mail di tipo spam, un'insegna che invita in un esercizio commerciale inesistente dislocato in un ambiente completamente svuotato. Una messa in scena che nell'attuale situazione di crisi economica è ancora più pungente e beffarda. <br><font size=1>Chiara Ciociola<br><br></p>]]>
    </content>
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    <title>Joanna Demers Listening through the Noise: The Aesthetics of Experimental Electronic Music</title>
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    <published>2012-01-11T10:45:52Z</published>
    <updated>2012-01-11T10:47:08Z</updated>
    
    <summary> 216 pages, Oxford University Press, 2010, English, ISBN-13: 978-0195387667 Lo scopo dichiarato di Demers in questo libro è quello di trovare una estetica unitaria (in senso stretto), per la musica elettronica, nonostante le ideologie molto differenti e i diversi...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="book" />
            <category term="music" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="216 pages, Oxford University Press, 2010, English, ISBN-13: 978-0195387667, listening_through_the_noise.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/listening_through_the_noise.jpg" width="112" height="170" align="left"/><br />
<b>216 pages, Oxford University Press, 2010, English, ISBN-13: 978-0195387667</b><br><br />
Lo scopo dichiarato di Demers in questo libro è quello di trovare una estetica unitaria (in senso stretto), per la musica elettronica, nonostante le ideologie molto differenti e i diversi generi di provenienza. Il compito sembra troppo ambizioso, ma il periodo di tempo preso in considerazione parte dal 1980 in poi. Il 1980 è stato scelto perché rappresenta un momento cruciale per la democratizzazione della </p>]]>
        <![CDATA[<p>produzione di musica elettronica con l'introduzione dei sintetizzatori a prezzo accessibile, reso popolare dalle pop band trasmesse sul neonato canale MTV con il suopalinsenso no stop 24 ore. La conoscenza enciclopedica dell'autore è rimodellata in forme molto comprensibili e i suoi sforzi per trovare una estetica coerente in domini così differenti è raggiunta attraverso la definizione di "metageneri", oppure sulla base delle differenze interne, come avendo un gamma infinita di suoni. L'autore non si perde mai e riesce a disegnare un percorso coerente che è allo stesso tempo piacevole e istruttivo da seguire. Il discorso è sempre sostenuto attraverso esempi musicali: c'è anche un sito web correlato (username e password vengono stampati nelle prime pagine del libro) che può essere utilizzato quando le icone corrispondenti appaiono nel testo. La qualità della musica elettronica e le sue contraddizioni sono sezionate e l'autore indulge sull'inclusione di alcuni esempi destabilizzante che causano continui dubbi circa la distinzione (estetica) tra musica, opere di sound art e suono puro. E anche quando in conclusione l'autore si spinge fino a definire la musica elettronica come alienante, la cornice estetica che è in grado di identificare non ha prezzo.</p>]]>
    </content>
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    <title>Solar Sinter, pensare solare</title>
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    <published>2012-01-03T12:50:33Z</published>
    <updated>2012-01-03T12:58:10Z</updated>
    
    <summary> La diminuzione costante delle risorse naturali e l&apos;urgenza di adottare pratiche più sostenibili sono senza dubbio tra le questioni più cruciali per il mondo di oggi. Con l&apos;aumentare di questa consapevolezza, i giovani artisti si stanno impegnando sempre di...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="activism" />
            <category term="art" />
            <category term="science" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="Markus Kayser, sun sinter, Daphne Dragona, solar_sinter.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/solar_sinter.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
La diminuzione costante delle risorse naturali e l'urgenza di adottare pratiche più sostenibili sono senza dubbio tra le questioni più cruciali per il mondo di oggi. Con l'aumentare di questa consapevolezza, i giovani artisti si stanno impegnando sempre di più su questo tema, prendendo una posizione critica e attiva per la costruzione di prototipi e alternative reali. E' un esempio Markus Kayser, un  </p>]]>
        <![CDATA[<p>giovane designer industriale tedesco che ha recentemente ricevuto il Sustain Award dal Royal College of Art. Mirando a "collegare la tecnologia e l'energia naturale, e a mettere in discussione le attuali metodologie nel settore manifatturiero, per rivelare nuove opportunità e nuovi scenari di test di produzione", Kayser ha sviluppato due progetti nel corso degli ultimi due anni che hanno attirato l'attenzione della comunità di 'arte e scienza'. Nel 2010 aveva già realizzato Sun Cutter, un laser low-tech che utilizza i raggi del sole nel deserto per dirigere e tagliare compensato sottile. Nel 2011 ha creato invece <a href="http://www.markuskayser.com/work/solarsinter/" target="_blank">Solar Sinter</a>, una macchina che fa ancora un passo avanti, permettendo la produzione di prodotti in vetro utilizzando non solo la luce del sole, ma anche la sabbia, un elemento di ricchezza naturale ugualmente abbondante nel deserto. Sostituendo la tecnologia laser con l'energia solare e quella delle resine e della silice contenuta nella sabbia, Kayser ha alterato i presupposti necessari alla realizzazione della stampa 3D e proposto una nuova forma di processo produttivo. Vengono modellati oggetti in vetro non appena la sabbia di silice viene abbastanza calda da raggiungere il suo punto di fusione, subito prima che diventi più solida  non appena si raffredda. Dopo essere stata testata con successo per due settimane nel deserto del Sahara, la macchina sembra essere l'inizio di una ricerca di nuove forme di produzione sostenibile alimentate con l'energia solare. E se i deserti del mondo sembrano troppo lontani per alcuni di noi, è  necessario ricordare che la questione cruciale non è solo fare esperimenti di successo sui temi della sostenibilità, ma soprattutto innescare cambiamenti di mentalità e modi di pensare. <br />
</font><br><font size=1>Daphne Dragona<br><br></p>]]>
    </content>
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    <title>R. Klanten, M. Hubner, Alain Bieber Art &amp; Agenda, Political Art and Activism</title>
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    <published>2011-12-28T12:25:23Z</published>
    <updated>2011-12-28T12:26:55Z</updated>
    
    <summary> ISBN: 978-3899553420, 288 pages, 2011, English, Gestalten L&apos;Attivismo in arte è diventato un argomento di moda, soprattutto dopo l&apos;inizio della crisi finanziaria globale. Criticare il sistema, formalizzando i rimpianti del passato o le paure sul futuro incerto sono diventati...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="activism" />
            <category term="art" />
            <category term="book" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="ISBN 978-3899553420, 288 pages, 2011, English, Gestalten, art_agenda.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/art_agenda.jpg" width="137" height="170" align="left"/><br />
<b>ISBN: 978-3899553420, 288 pages, 2011, English, Gestalten</b><br><br />
L'Attivismo in arte è diventato un argomento di moda, soprattutto dopo l'inizio della crisi finanziaria globale. Criticare il sistema, formalizzando i rimpianti del passato o le paure sul futuro incerto sono  diventati argomenti quotidiani per i maggiori media. Gli artisti ora riflettono su questi temi (forse anche più che negli anni Sessanta e Settanta) con abbondanza di creatività, addentrandosi in territori cliché</p>]]>
        <![CDATA[<p>superandone i confini espressivi. Art & Agenda è un buon lavoro di documentazione di  queste forme artistiche. Non è un manuale abbreviato per curatori, nonostante sia abbastanza 'curator-friendly' e sia venduto come cartonato di lusso. Sostanzialmente il libro cerca di distinguere cinque linee di strategia storiche e consolidate: 'The Commercial Aspect', 'The Human Element', 'Sanctuary', 'Think global', 'Act local' e 'History Repeating'. In queste etichette i cinque redattori hanno identificato delle coerenti aree di conflitto che vanno ben al di là del classico approccio "colpisci e provoca". Lo spazio pubblico, ad esempio, è oggi l'ambiente più naturale per molte azioni e performance, mentre i media si stanno abilmente ed intuitivamente utilizzando come qualsiasi altro strumento. Le idee, con le loro significative contraddizioni interne, vengono fuori forti e chiare. Il valore di questo libro sta nel suo aspetto 'curato', che include coerentemente in singoli capitoli un insieme di diversi artisti, mettendo stelle e meno noti uno accanto all'altro (100 in totale), con la costruzione di una significativa collezione la cui 'agenda' probabilmente è più apparente che reale, ma sicuramente emotivamente incisiva.</p>]]>
    </content>
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    <title>A Piano Listening To Itself, risuonando Chopin </title>
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    <published>2011-12-20T11:17:27Z</published>
    <updated>2011-12-20T11:20:11Z</updated>
    
    <summary> Passando in due decenni e mezzo dalla ventosa costa atlantica del Canada al centro di Varsavia, i grandi strumenti eolici di Gordon Monahan creano un ponte temporale che raccorda la musica sperimentale degli anni sessanta al panorama della sound...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="music" />
            <category term="sound art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="A Piano Listening To Itself, Chopin Chord, Gordon Monahan, piano_listening_to_itself.jpg" src="http://www.neural.it/art/images6/piano_listening_to_itself.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Passando in due decenni e mezzo dalla ventosa costa atlantica del Canada al centro di Varsavia, i grandi strumenti eolici di Gordon Monahan creano un ponte temporale che raccorda la musica sperimentale degli anni sessanta al panorama della sound art contemporanea. L’attacco mosso dal movimento Fluxus</p>]]>
        <![CDATA[<p> contro la tradizione musicale europea si sposa in questi lavori di Monahan con una metodologia che richiama i grandi interventi ambientali della land art. Del 1984 è il suo primo Long Aeolian Piano. Nelle foto d’archivio si vede un pianoforte lasciato in balia degli agenti atmosferici in una pianura innevata. Al piano armonico dello strumento Monahan aveva collegato cavi di acciaio di lunghezze tra i venti e i cinquanta metri. Le corde erano tenute in tensione in modo che il vento ne eccitasse le risonanze, diffondendo il loro incantesimo sulla quieta campagna canadese. Rielaborando questo lavoro precedente, nel 2010 Gordon Monahan ha realizzato un nuovo intervento nel centro storico di Varsavia dal titolo <a href="http://www.gordonmonahan.com/pages/A_Piano_Listening.html" target="_blank"> A Piano Listening To Itself – Chopin Chord</a>. Qui Monahan ha spostato la sua attenzione dagli elementi naturali e si è rivolto a confrontare il repertorio classico. <br />
Tendendo delle lunghe corde tra la torre del Castello Reale e un pianoforte a coda collocato nella piazza sottostante, ha diffuso sul sito alcuni frammenti di Chopin, come per abitare la piazza con lo spettro del suo passato. Sul balcone della torre le corde erano messe in vibrazione da motori elettrici, utilizzati come trasduttori al posto di normali altoparlanti, in modo che, percorrendo la lunghezza delle corde, la musica riprodotta raggiungesse il piano armonico del pianoforte. <br />
Agendo simultaneamente come linee telegrafiche, trasmettendo un segnale, e come risuonatori, modulandolo, le corde di Monahan hanno esteso lo strumento e la musica di Chopin sul sito, fornendo al tempo stesso sia una rappresentazione fisica dell’estensione della sua eredità musicale che della distanza tra il contesto culturale in cui si sviluppò la sua musica ed il nostro. <br />
</font><br><font size=1>Matteo Marangoni<br><br></p>]]>
    </content>
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    <title>Antidatamining BOT, kamikaze finanziario</title>
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    <id>tag:www.neural.it,2011:/art_it//7.9083</id>
    
    <published>2011-12-14T15:04:02Z</published>
    <updated>2011-12-14T15:10:38Z</updated>
    
    <summary> Con il progetto Antidatamining il collettivo RYBN dal 2006 utilizza gli strumenti del datamining (l&apos;estrazione di sapere da grandi quantità di dati attraverso metodi automatici) sovvertendone gli obiettivi, per costruire rappresentazioni o analisi inusuali dei meccanismi sociali e finanziari...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="art" />
            <category term="media art" />
            <category term="net" />
            <category term="performance" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="Antidatamining BOT, RYBN collective, antidatamining_bot.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/antidatamining_bot.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Con il progetto <a href="http://antidatamining.net/" target="_blank">Antidatamining</a> il collettivo RYBN dal 2006 utilizza gli strumenti del datamining (l'estrazione di sapere da grandi quantità di dati attraverso metodi automatici) sovvertendone gli obiettivi, per costruire rappresentazioni o analisi inusuali dei meccanismi sociali e finanziari della nostra società. Ad esempio "Flashcrash Sonification" è una rappresentazione grafica e </p>]]>
        <![CDATA[<p>sonora del krack di 20 minuti (e 1000.000.000.000 USD persi) causato il 6 maggio 2010 da alcuni trading bots, cioè software per la compravendita finanziaria automatizzata." ADM/MLP" è invece un prototipo di automazione delle previsioni di andamento del mercato, progettato con il fine ultimo di poter sopprimere il fattore umano nelle decisioni finanziarie, fattore che è ancora una causa determinante di approssimazioni ed errori. L'ultimo software sviluppato è un trading bot amatoriale progettato dal collettivo e avviato ad investire sui mercati finanziari. Il suo obiettivo non è però il guadagno, ma al contrario la bancarotta. Con un capitale iniziale di circa diecimila euro, il  BOT prende decisioni appositamente sconvenienti, con l'ausilio di algoritmi interni, che possono essere influenzate anche da parametri arbitrari esterni con l'obiettivo di identificare ed anticipare le mosse future dei mercati. Le decisioni e le conseguenti azioni del bot sono verificabili quotidianamente: una pagina del sito ad esso dedicata contiene tutti i relativi dati finanziari aggiornati in tempo reale compreso un conto alla rovescia impostato sul preciso momento in cui si prevede il fallimento definitivo. Anche questo progetto, come i precedenti lavori del collettivo RYBN, stupisce per l'utilizzo bizzarro (in questo caso estremo) ma impeccabile di una risorsa apparentemente neutra come il datamining. Ma ciò che rende emblematica questa operazione è la sua sferzante ironia sui meccanismi dell'attuale mondo finanziario: organizzare energie intellettuali per mirare al guadagno più esasperato e alla speculazione più estrema ha lo stesso risultato distruttivo di un grottesco software kamikaze, programmato scientificamente all'autodistruzione attraverso il fallimento. <br />
</font><br><font size=1>Chiara Ciociola<br><br><br />
</p>]]>
    </content>
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    <title>edited by Margit Rosen  - A Little-Known Story about a Movement, a Magazine, and the Computer&apos;s Arrival in Art: New Tendencies and Bit International, 1961—1973</title>
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    <id>tag:www.neural.it,2011:/art_it//7.9068</id>
    
    <published>2011-12-11T14:59:49Z</published>
    <updated>2011-12-11T15:05:42Z</updated>
    
    <summary> 576 pages,  The MIT Press , 2011,  English,  ISBN: 978-0262515818 Nella storia della media art Zagabria è stata un luogo fondamentale sin dall&apos;inizio. Nel 1961 ci fu un movimento seminale chiamato &quot;New Tendencies&quot;, nato ufficialmente con una mostra pionieristica a...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="art" />
            <category term="book" />
            <category term="media art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="576 pages,  The MIT Press , 2011,  English,  ISBN: 978-0262515818, a_little_known_story.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/a_little_known_story.jpg" width="135" height="170"  align="left"/><br />
<b>576 pages,  The MIT Press , 2011,  English,  ISBN: 978-0262515818</b><br><br />
Nella storia della media art Zagabria è stata un luogo fondamentale sin dall'inizio. Nel 1961 ci fu un movimento seminale chiamato "New Tendencies", nato ufficialmente con una mostra pionieristica a cura di Matko Mestrovic presso il Museo d'Arte Contemporanea. Questo gruppo internazionale di (auto-definiti) ricercatori indagava su come le tecnologie informatiche emergenti potessero essere utilizzate </p>]]>
        <![CDATA[<p>per creare differenti forme d'arte. Le loro indagini, in anticipo sui tempi, si  occupavano di arte cinetica, astratta e concettuale (che portarono al fiorire della computer art altrove) nel particolare ambiente culturale della guerra fredda in Jugoslavia. Questo grande gruppo si consolidò producendo opere d'arte, mostre, convegni, cataloghi e la storica rivista internazionale Bit (scritta principalmente in serbo-croato, inglese, francese e tedesco), rimanendo attivo fino al 1978. Questo  denso libro, in perfetto stile ZKM / Mit, è il catalogo "esploso" di una grande mostra tenutasi presso lo ZKM nel 2008 (un progetto avviato da Darko Fritz). Si tratta di una sistematizzazione enciclopedica del patrimonio del movimento e comprende un gran numero di documenti, fotografie originali e testi. L'esaltante e attiva partecipazione tenendo anche conto del momento storico è illuminante, soprattutto prendendo in considerazione i limiti tecnologici che hanno dovuto affrontare. Il loro motto l' 'arte come ricerca visiva' ha prodotto lavori e dibattiti che ora possono essere visti come un insieme di idee degne di ulteriori studi e rivisitazioni.</p>]]>
    </content>
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    <title>Occupy George, dollari &quot;parlanti&quot;</title>
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    <id>tag:www.neural.it,2011:/art_it//7.9054</id>
    
    <published>2011-12-07T16:10:20Z</published>
    <updated>2011-12-07T16:15:53Z</updated>
    
    <summary> Stampare su (vere) banconote da un dollaro (quelle con George Washington per intederci) dati concreti e graficamente godibili sulla distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti: questo è quello che invita a fare Occupy George, una performance partecipativa nata sull&apos;onda...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
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            <category term="hacktivism" />
            <category term="media" />
            <category term="media art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="Occupy George, Chiara Ciociola, occupy_george.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/occupy_george.jpg" width="170" height="120" align="left"/><br />
Stampare su (vere) banconote da un dollaro (quelle con George Washington per intederci) dati concreti e graficamente godibili sulla distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti: questo è quello che invita a fare <a href="http://occupygeorge.com/" target="_blank">Occupy George</a>, una performance partecipativa nata sull'onda dei numerosi e crescenti movimenti nati dall'originale "Occupy Wall Street". Le banconote, costituendo strumento e messaggio con </p>]]>
        <![CDATA[<p>un'incisività che avrebbe stupito persino McLuhan, possono essere modificate con una qualsiasi stampante casalinga o con un timbro facilmente realizzabile da sè, utilizzando le chiarissime linee guida pubblicate sul sito. La banconota da un dollaro, uno dei simboli universali del capitalismo, è un luogo emblematico e fortissimo per la rappresentazione dei dati espressi dai grafici inseriti come, ad esempio, il rapporto negli Usa tra la media degli stipendi dei lavoratori comuni e quella degli amministratori delegati. Lo schema dei dati sovrapposti si inserisce in maniera esemplare nella griglia grafica delle banconote, con una perizia certosina, incastrando con elegante fermezza il ritratto di un George Washington che in questa nuova cornice sembra inquieto e ammonitore. La scelta delle banconote assicura inoltre un canale di diffusione enorme e imprevedibile (e quindi quasi impossibile da realizzare utilizzando altri media) e una efficace familiarità nella fruizione del messaggio. Sarà estremamente difficile portare ad occupare Wall Street quel 99% della popolazione a cui tocca la minima parte della ricchezza prodotta prodotta dagli Stati Uniti, ma in questa modalità virale, una parte di quel 99%, trovandosi tra le mani un dollaro "occupato" da questa ironica ma dirompente azione, potrà intercettare più facilmente la portata storica degli eventi in corso.<br />
</font><br><font size=1>Chiara Ciociola<br><br></p>]]>
    </content>
</entry>
<entry>
    <title>Neural 40, The Generative Unexpected</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.neural.it/art_it/2011/11/neural_40_the_generative_unexp.phtml" />
    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.neural.it/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=7/entry_id=9036" title="Neural 40, The Generative Unexpected" />
    <id>tag:www.neural.it,2011:/art_it//7.9036</id>
    
    <published>2011-11-30T12:34:57Z</published>
    <updated>2011-11-30T12:35:43Z</updated>
    
    <summary> The new Neural issue is out. Subscribe now! because only the first 50 subscribers will get the ‘P2P Gift Credit Card’, by Paolo Cirio and the new exclusive Newstweek flyer by Julian Oliver and Danja Vasiliev. You can also...</summary>
    <author>
        <name>chiara</name>
        
    </author>
            <category term="neural" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://www.neural.it/art_it/">
        <![CDATA[<p><img alt="cover, neural 40, The Generative Unexpected, cover_neural_40.jpg" src="http://www.neural.it/art/images7/cover_neural_40.jpg" width="166" height="217"  align="left" /><br />
The new Neural issue is out.<br><br />
<a href="http://www.neural.it/subscribe.phtml"> Subscribe now</a>! because only the first 50 subscribers will get the  <a href="http://www.neural.it/art/2011/11/neural_40_extra_12_p2p_credit.phtml" target="_blank">‘P2P Gift Credit Card’</a>, by Paolo Cirio and the new exclusive  <a href="http://www.neural.it/art/2011/11/neural_40_extra_12_new_exclusi.phtml" target="_blank">Newstweek flyer</a> by Julian Oliver and Danja Vasiliev. <a href="http://" target="_blank">  </a><br><br />
You can also buy the magazine from the <a href="http://www.neural.it/stores.phtml" target="new">closest of the almost 200 stores</a> stocking it. A <a href="http://www.neural.it/art/2006/01/neural_back_issues.phtml" target="new">back issues pack</a> is available.<br></p>]]>
        <![CDATA[<p><br><br />
Issue #40, autumn 2011<br><br />
ISSN: 2037-108X<br><br />
<br><br />
<br><br />
Centerfold: 'And All the Questionmarks Started to Sing', by Verdensteatret.<br><br />
<br><br />
<b>interviews<br><br />
. Frederik de Wilde<br><br />
. Mark Fell<br><br />
. Pe Lang<br><br />
. Timothy Didymus<br><br />
. Marius Watz<br><br />
. Mitchell Whitelaw<br><br />
. Lia<br><br />
. Martin Fuchs and Peter Bichsel<br><br />
<br><br />
articles<br><br />
. Academic Discourse and Text Generators <br><br />
<br><br />
reports<br><br />
. FILE PAI 2011, São Paulo<br><br />
. ISEA 2011 Istanbul<br><br />
</b><br />
<br><br />
.news: People Staring at Computers, Solar Sinter, Antidatamining BOT, Poser, Occupy George, Sounding Juggling Balls, Sound Tossing, TinyRiot, Urban Audio, L.S.D./Sonic Graffiti, Quantum Parallelograph, Finger-nose, THEREFOREFACES, Glitch Reality II, Electronic Instant Camera.<br><br />
<br><br />
.books/dvds: R. Klanten, M. Hubner, A. Bieber/Art & Agenda, Political Art and Activism, Leah Lievrouw/ Alternative and Activist New Media, Mirko Tobias Schäfer/Bastard Culture!, Institute Historian T. F. Peterson/Nightwork, edited by J. Grenzfurthner, G. Friesinger, D. Fabry/Of Intercourse and Intracourse, edited by Mario Côté and Brigitte Kerhervé/Archives Sonores, Joanna Demers/Listening through the Noise, edited by Luís Costa & Rui Costa/Three Years in Nodar, edited by Song-Ming Ang, Kim Cascone<br />
/The Book of Guilty Pleasures, Paul D. Miller/Book of Ice, ed. by Thomas Bartscherer, Roderick Coover/Switching Codes, Kate Mondloch/Screens: Viewing Media Installation Art, Stephen Jones/Synthetics, ed. by Margit Rosen/A Little-Known Story about a Movement..., ed. by Jill Scott/Artists-in-Labs: Networking in the Margins<br><br />
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.cd reviews: Ernst Karel, Cm Von Hausswolff, Alexander Rishaug, VV. AA./Table For Six: All Quiet? #3, Mark Templeton, Martin Tétreault + Le Quatuor De Tourne-Disques, Merzbow + Balazs Pandi, Novi_sad, Ostravská banda, Sven Kacirek, Guillaume Laidain, VV. AA./Myths & Masks Of Karol Szymanowski, Burkhard Friedrich, Marcus Fjellström, Martin Neukom, Miguel Prado, mpld, Paul Baran, Philip Corner, Mimosa|Moize. </p>]]>
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