. suoni
experimental . free form . impro
CD - Pogus
'Maledetto Antiphony VIII' è un progetto che risale alla seconda metà degli anni sessanta, diviso in due distinte tracce, alquanto differenti per impostazione ma nelle quali si sperimentano complessi intrecci, fascinose e potenti articolazioni simboliche testuali inserite abilmente in un contesto musicale improvvisativo. Il suo autore, Kenneth Gaburo, compositore radicale e pioniere della ricerca elettronica, scomparso nel 1993, se da un versante anticipava uno dei temi portanti di quella che sarà poi l'evoluzione free form, abbandonando quindi i dettami accademici di certa tradizione, allo stesso tempo ancora era incline nel recuperarne funzionalmente alcuni formati. Nelle figure di un duetto, o di un quartetto, tra svariate manipolazioni elettroacustiche, trasfigurando tonalità e timbri vocali, utilizzando soprani, contralti, tenori e bassi, l'attenzione è spostata continuamente tra significato e musicalità pura, concetto e tecnica (esasperatamente artefatta, resa paradossale), in un tripudio performativo teatralizzato e insistito. Un rapporto - quello tra voce e musica - che per Gaburo è sempre stato centrale, anche nell'insegnamento universitario, oltre che nel suo percorso come compositore, attraversando gli ismi dell'epoca, ben caratterizzati negli steccati della musica tonale, di quella seriale e del minimalismo. Interesse tuttavia non solo antologico, perché quest'album ha ancora un senso equiparato a certa elettroacustica d'oggi (per merito di Gaburo ... o forse perché la nuovissima avanguardia stenta ... spesso rimestando su costrutti e idee d'oltre mezzo secolo fa).
Aurelio Cianciotta
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Kenneth Gaburo - Maledetto Antiphony VIII
CD - Pogus'Maledetto Antiphony VIII' è un progetto che risale alla seconda metà degli anni sessanta, diviso in due distinte tracce, alquanto differenti per impostazione ma nelle quali si sperimentano complessi intrecci, fascinose e potenti articolazioni simboliche testuali inserite abilmente in un contesto musicale improvvisativo. Il suo autore, Kenneth Gaburo, compositore radicale e pioniere della ricerca elettronica, scomparso nel 1993, se da un versante anticipava uno dei temi portanti di quella che sarà poi l'evoluzione free form, abbandonando quindi i dettami accademici di certa tradizione, allo stesso tempo ancora era incline nel recuperarne funzionalmente alcuni formati. Nelle figure di un duetto, o di un quartetto, tra svariate manipolazioni elettroacustiche, trasfigurando tonalità e timbri vocali, utilizzando soprani, contralti, tenori e bassi, l'attenzione è spostata continuamente tra significato e musicalità pura, concetto e tecnica (esasperatamente artefatta, resa paradossale), in un tripudio performativo teatralizzato e insistito. Un rapporto - quello tra voce e musica - che per Gaburo è sempre stato centrale, anche nell'insegnamento universitario, oltre che nel suo percorso come compositore, attraversando gli ismi dell'epoca, ben caratterizzati negli steccati della musica tonale, di quella seriale e del minimalismo. Interesse tuttavia non solo antologico, perché quest'album ha ancora un senso equiparato a certa elettroacustica d'oggi (per merito di Gaburo ... o forse perché la nuovissima avanguardia stenta ... spesso rimestando su costrutti e idee d'oltre mezzo secolo fa).
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