. suoni
abstract . audio art . experimental . field recordings
CD - Errant Bodies
Field recording, effetti e sonorità assai atipiche, inviluppi dipanati in serie di micronarrazioni documentaristiche, accuratamente suddivise in differenti setting e spazi circoscritti. Ipotetico prototipo di studi sulla mobilità e il broadcast, le nove tracce nelle quali è suddiviso 'Dirty Ear' riportano ognuna a fantasie auditive precisamente localizzate in ambienti. Eppure - siano essi spazi privati, pubblici, metropolitani o agresti - non molto cambia infine, nella determinazione delle suggestioni, sempre mantenute volutamente aleatorie, giocate più sulla costruzione delle atmosfere che non su casuali percorsi di 'cattura' del suono. Estetizzazione del quotidiano quella di Brandon LaBelle che non è certo ingenua, riferendosi al paesaggio più come costrutto culturale e semiotico, agitando le emergenze acustiche come nuove possibilità di interazione, ridefinendo proprie e specifiche grammatiche di comprensione e di gestione dei luoghi. Un progetto assai raffinato, che coglie all'ascolto il senso del fugace, con 'voci rubate e storie indesiderate', 'discorsi origliati', 'invasioni di spazio e intercettazioni', assemblamento di materiali residuali di dubbia catalogazione ma di sicura efficacia e fascino.
Aurelio Cianciotta
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Brandon LaBelle - Dirty Ear
CD - Errant BodiesField recording, effetti e sonorità assai atipiche, inviluppi dipanati in serie di micronarrazioni documentaristiche, accuratamente suddivise in differenti setting e spazi circoscritti. Ipotetico prototipo di studi sulla mobilità e il broadcast, le nove tracce nelle quali è suddiviso 'Dirty Ear' riportano ognuna a fantasie auditive precisamente localizzate in ambienti. Eppure - siano essi spazi privati, pubblici, metropolitani o agresti - non molto cambia infine, nella determinazione delle suggestioni, sempre mantenute volutamente aleatorie, giocate più sulla costruzione delle atmosfere che non su casuali percorsi di 'cattura' del suono. Estetizzazione del quotidiano quella di Brandon LaBelle che non è certo ingenua, riferendosi al paesaggio più come costrutto culturale e semiotico, agitando le emergenze acustiche come nuove possibilità di interazione, ridefinendo proprie e specifiche grammatiche di comprensione e di gestione dei luoghi. Un progetto assai raffinato, che coglie all'ascolto il senso del fugace, con 'voci rubate e storie indesiderate', 'discorsi origliati', 'invasioni di spazio e intercettazioni', assemblamento di materiali residuali di dubbia catalogazione ma di sicura efficacia e fascino.
Aurelio Cianciotta
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