. suoni
experimental . free form . impro
CD - Ad Noiseam
Traghettare il jazz nell'era dell'avvento del digitale, connettendo quelle antiche energie con i nuovi subgeneri delle post-avanguardie glitch. Non è certo impresa da poco e crediamo non basti mettere assieme navigati veterani free form (John Mourjopoulos e Floros Floridis), aggiungendo solo minime destrutturazioni e trasalimenti sintetici, loop e poetiche oblique. Ci prova Spyweirdos - ed il risultato non è poi male se ammondato dalla concettualizzazione degli intenti originari - con effetti maggiormente convincenti proprio nelle combinazioni nostalgiche, nel riuscire a iterare ancora suoni e strutture timbriche oramai desuete, da consegnare ad una definitiva storicizzazione. Erano proprio i jazzisti, una volta - e adesso non lo sono certo piú ... costretti a cedere il campo - quelli 'tosti' nell'articolare i nuovi concetti, nel far piazza pulita di schemi obsoleti, nel rivendicare un'alterità sperimentale. Quelle forme non si sono evolute, non hanno sopportato ulteriori salti e fratture (se non all'interno autoreferenziale del genere), confermando in prospettiva l'inattualitá di qualsiasi recupero. Vorremmo sbagliarci, eppure, forse non è un caso, se ad oggi, dopo una rapida ricerca in rete, nessun blog dedicato al jazz recensisce un album simile, che sarebbe piú consono, conseguente ed innovativo su quei versanti, piuttosto che su quelli della musica digitale.
Aurelio Cianciotta
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Spyweirdos, Mourjopoulos And Floridis - Epistrophy At Utopia
CD - Ad NoiseamTraghettare il jazz nell'era dell'avvento del digitale, connettendo quelle antiche energie con i nuovi subgeneri delle post-avanguardie glitch. Non è certo impresa da poco e crediamo non basti mettere assieme navigati veterani free form (John Mourjopoulos e Floros Floridis), aggiungendo solo minime destrutturazioni e trasalimenti sintetici, loop e poetiche oblique. Ci prova Spyweirdos - ed il risultato non è poi male se ammondato dalla concettualizzazione degli intenti originari - con effetti maggiormente convincenti proprio nelle combinazioni nostalgiche, nel riuscire a iterare ancora suoni e strutture timbriche oramai desuete, da consegnare ad una definitiva storicizzazione. Erano proprio i jazzisti, una volta - e adesso non lo sono certo piú ... costretti a cedere il campo - quelli 'tosti' nell'articolare i nuovi concetti, nel far piazza pulita di schemi obsoleti, nel rivendicare un'alterità sperimentale. Quelle forme non si sono evolute, non hanno sopportato ulteriori salti e fratture (se non all'interno autoreferenziale del genere), confermando in prospettiva l'inattualitá di qualsiasi recupero. Vorremmo sbagliarci, eppure, forse non è un caso, se ad oggi, dopo una rapida ricerca in rete, nessun blog dedicato al jazz recensisce un album simile, che sarebbe piú consono, conseguente ed innovativo su quei versanti, piuttosto che su quelli della musica digitale.
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