. suoni
ambient . audio art . bastard pop . drone . experimental
CD - Touch
Terzo album in solo per Bj Nilsen, artista e sperimentatore che adesso con "The Invisible City" ritorna su Touch, etichetta celeberrima, non certo bisognosa di troppe presentazioni, tanta e densa è la sua storia nelle ultime tre decadi. Quale occasione migliore - allora - per focalizzare l'attenzione su uno dei temi più coinvolgenti e sensibili dell'arte contemporanea: quello del rapporto fra naturale e artificiale, reso vivido nell'esplorazione degli spazi, che comunque a un idea di città alludono, sia per le implicite influenze filosofiche, nell'accezione zaratustriana del passare oltre, sia, in ragione più musicale, nella vicinanza a certo isolazionismo ambient. Essenziale nella rete sensibile delle molte sfumature auditive si staglia il contributo di Hildur Gudnadottir, meglio conosciuta per le sue collaborazioni con i Mum e i Pan Sonic, qui alla viola, strumento d'indicibili risonanze, efficacemente messe a confronto con le subarmoniche di alcuni dei primissimi sintetizzatori, vere e proprie reliquie dell'ingegneria ex RDT. Registrato non a caso a Berlino e dipanando un'immaginaria psicogeografia di algide frequenze metropolitane questo album ancora ci sorprende, sottolineando d'un accuratezza che diventa sopraffina cifra stilistica.
Aurelio Cianciotta
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Bj Nilsen - The Invisible City
CD - TouchTerzo album in solo per Bj Nilsen, artista e sperimentatore che adesso con "The Invisible City" ritorna su Touch, etichetta celeberrima, non certo bisognosa di troppe presentazioni, tanta e densa è la sua storia nelle ultime tre decadi. Quale occasione migliore - allora - per focalizzare l'attenzione su uno dei temi più coinvolgenti e sensibili dell'arte contemporanea: quello del rapporto fra naturale e artificiale, reso vivido nell'esplorazione degli spazi, che comunque a un idea di città alludono, sia per le implicite influenze filosofiche, nell'accezione zaratustriana del passare oltre, sia, in ragione più musicale, nella vicinanza a certo isolazionismo ambient. Essenziale nella rete sensibile delle molte sfumature auditive si staglia il contributo di Hildur Gudnadottir, meglio conosciuta per le sue collaborazioni con i Mum e i Pan Sonic, qui alla viola, strumento d'indicibili risonanze, efficacemente messe a confronto con le subarmoniche di alcuni dei primissimi sintetizzatori, vere e proprie reliquie dell'ingegneria ex RDT. Registrato non a caso a Berlino e dipanando un'immaginaria psicogeografia di algide frequenze metropolitane questo album ancora ci sorprende, sottolineando d'un accuratezza che diventa sopraffina cifra stilistica.
Aurelio Cianciotta
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