. suoni
ambient . drone . experimental . field recordings . soundscapes
CD - Glacial Movements
Droni dilatatissimi ma poi non troppo immaterici, ridondanti degli slittamenti progressivi di più strati sonori. Microtonalità qualcuno dice, ma non c'è niente di minimalista in un simile soundscape, così come anche nel titolo dell'opera, "Amarok", che rimanda ad un lupo gigante della mitologia Inuit, popolazione eschimese, evidentemente avvezza agli estremi d'una natura inabitabile, dove mare ed abissi sono nettamente distinguibili, per via della banchisa o d'un estesa zona in tempesta. La superficie dell'esperienza è sufficiente - allora - per valutare il significato e i contenuti profondi di ogni fenomeno, permeando realtà concrete e forze animatrici. Francisco Lopez è abilissimo nel vivificare questo "supernaturale", evocando desolati isolazionismi, forzando idealmente le frequenze verso l'implosione, ridefinendo l'impianto complessivo in una sorta di vento artico immanente e utilizzando incrementi di volume, vuoti e calibrate sconnessioni. Rumore bianco, per il quale l'assenza di periodicità e l'ampiezza apparentemente costante dei suoni determinano un'ulteriore idealizzazione teorica, comunque assai emozionante e densa.
Aurelio Cianciotta
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Francisco Lopez - Amarok
CD - Glacial MovementsDroni dilatatissimi ma poi non troppo immaterici, ridondanti degli slittamenti progressivi di più strati sonori. Microtonalità qualcuno dice, ma non c'è niente di minimalista in un simile soundscape, così come anche nel titolo dell'opera, "Amarok", che rimanda ad un lupo gigante della mitologia Inuit, popolazione eschimese, evidentemente avvezza agli estremi d'una natura inabitabile, dove mare ed abissi sono nettamente distinguibili, per via della banchisa o d'un estesa zona in tempesta. La superficie dell'esperienza è sufficiente - allora - per valutare il significato e i contenuti profondi di ogni fenomeno, permeando realtà concrete e forze animatrici. Francisco Lopez è abilissimo nel vivificare questo "supernaturale", evocando desolati isolazionismi, forzando idealmente le frequenze verso l'implosione, ridefinendo l'impianto complessivo in una sorta di vento artico immanente e utilizzando incrementi di volume, vuoti e calibrate sconnessioni. Rumore bianco, per il quale l'assenza di periodicità e l'ampiezza apparentemente costante dei suoni determinano un'ulteriore idealizzazione teorica, comunque assai emozionante e densa.
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